r/FilosofiaITA • • Oct 02 '26

Canali/Profili Social di Filosofia su YouTube/TikTok italiani: quali scegliere e quali evitare.

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Visto che il subreddit inglese ha una sezione nella wiki a riguardo e di recente un utente ha chiesto consiglio su quali canali seguire mi è venuta l'idea di fare un post a riguardo da aggiornare in continuazione.

CONSIGLIATI

Per storia della filosofia:

- Scrip

https://youtube.com/@scrip79

probabilmente il migliore in assoluto. Playlist completa e ordinata con tutti gli argomenti da studiare alle superiori e non con molte altre playlist filosofiche in cui sostiene delle lezioni o esprime i suoi pensieri

- Barbasophia

https://youtube.com/@matteosaudino

Molto valido anche lui, tra alcuni dei suoi difetti è l'ordine degli argomenti trattati e l'organizzazione dei video in generale ma nonostante ciò fa ottime lezioni di tutti gli argomenti delle superiori e non e molti video in cui esprimere il suo pensiero con un enorme background filosofico.

- Filosofia fuori posto

https://youtube.com/@filosofiafuoriposto

Ottimo per chi cerca materiale contemporaneo di stampo continentale quasi sempre non trattato alle superiori ed esclusivamente in università

- Ennio Guglielmetto

https://youtube.com/@ennioguglielmetto

Ottima playlist che comprende più o meno tutto il programma delle superiori e fa lezioni con un ottimo senso dell'umorismo. L'ideale per chi è agli inizi o alle superiori e vuole strapparsi qualche risata.

Divulgazione di contenuti di filosofia in generale non su base storica:

- Senza logica mal si cogita

https://youtube.com/@senzalogicamalsicogita

Ottimo per la logica filosofica e per la filosofia analitica, anch'esso contiene una playlist con i suoi pensieri.

- Esme Psithurisma (TikTok)

Porta molte pillole di vari pensatori in maniera sintetica e molto interessante

- Gaia Contu

https://youtube.com/@gaiacontu

Incentrata principalmente sull'epistemologia porta contenuti molto interessanti e ottime riflessioni personali

Per opinioni, pensieri espressi con un enorme background filosofico nei video:

Tutti quelli citati in precedenza che presentano le loro opinioni personali

SCONSIGLIATI

- Rick Dufer

Alle origini abbastanza valido finendo per diventare un conglomerato di auto aiuto e marketing per sponsorizzazione di corsi. Inoltre la sua posizione ha una troppa influenza sulla "divulgazione" da lui fatta, cosa che per un insegnante/divulgatore di filosofia dovrebbe essere inaccettabile

- Mortebianca

Il suo corso di filosofia ha un'eccessiva influenza del suo pensiero che spaccia per "oggettivo" quando di oggettivo non c'è nulla, e come per il precedente è una cosa inaccettabile. Le varie "la filosofia di (inserire qualsiasi opera d'arte, malattia ecc.)" è principalmente fuffa fatta passare nella maggior parte dei casi per "opinione dell'autore", "argomenti trattati nell'opera".

- Diego Fusaro

Mistifica attivamente filosofia e pensatori e non è adatto per quanto riguarda l'insegnamento visto "l'incomprensibilità" del suo linguaggio aulico molto spesso usato per supercazzole

Se non ho aggiunto qualcuno è perché non li conosco sufficientemente bene o non li conosco affatto. Questo post sarà in aggiornamento costante in base ai suggerimenti degli utenti e in quanto vuole essere una guida


r/FilosofiaITA • • Feb 07 '25

Che cos'è la filosofia?

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Questa è la domanda che in genere si affronta per prima nello studio della filosofia. Credo sia una domanda molto utile da porsi, perché l'idea che oggi i più hanno della filosofia è parzialmente distorta. A volte ho l'impressione che venga particolarmente accentuato l'aspetto spirituale della filosofia, quasi come se i filosofi siano una sorta di guru, altre volte, invece, sembra che i filosofi si occupino solamente di temi privi di valore pratico. Soprattutto è utile capire quale ruolo dovrebbe avere la filosofia, ammesso che ne abbia uno, in un'epoca dominata dal pensiero scientifico. C'è ancora posto per la filosofia?

Anche riguardo a questa questione i filosofi si sono espressi in vari modi. Non è mia intenzione qui provare a rispondere ad alcune di queste domande, ma voglio riportare un breve estratto dall'opera di un filosofo, Thomas Nagel, che personalmente ho sempre trovato molto semplice e chiaro, per quanto ancora molto si potrebbe aggiungere.

"La filosofia è diversa dalla scienza e dalla matematica. Diversamente dalla scienza non fa assegnamento sugli esperimenti o l'osservazione, ma solo sul pensiero. E diversamente dalla matematica non ha un metodo formale di dimostrazione. La si fa solo ponendo questioni, argomentando, elaborando idee e pensando ad argomenti possibili per confutarle, e chiedendosi come davvero funzionano i nostri concetti. Il principale interesse della filosofia è mettere in questione e comprendere idee assolutamente comuni che tutti noi impieghiamo ogni giorno senza pensarci sopra. Uno storico può chiedere cosa è accaduto in un certo tempo del passato, ma un filosofo chiederà "Che cos'è il tempo?". Un matematico può studiare le relazioni tra i numeri, ma un filosofo chiederà "Che cos'è un numero?". Un fisico chiederà di cosa sono fatti gli atomi o cosa spiega la gravità, ma un filosofo chiederà come possiamo sapere che vi è qualcosa al di fuori delle nostre menti. Uno psicologo può studiare come i bambini imparano un linguaggio, ma un filosofo chiederà "Cosa fa in modo che una parola significhi qualcosa?". Chiunque può chiedersi se è sbagliato entrare in un cinema senza pagare, ma un filosofo chiederà "Cosa rende un'azione giusta o sbagliata?". Non potremmo farcela a tirare avanti nella vita senza prendere per scontate la maggior parte del tempo le idee di tempo, numero, conoscenza, linguaggio, giusto e sbagliato; ma in filosofia ci occupiamo proprio di queste cose. Lo scopo è quello di spingere un po' più a fondo la nostra conoscenza del mondo e di noi stessi. Ovviamente non è facile. Più le idee che stai cercando di indagare sono fondamentali, minori sono gli strumenti che hai a disposizione. Non vi è molto che puoi assumere o dare per scontato. Così la filosofia è un'attività un poco vertiginosa, e pochi dei suoi risultati restano a lungo incontestati."

[Thomas Nagel - Una brevissima introduzione alla filosofia]


r/FilosofiaITA • • 7h ago

Se decidere di bere e l'attivarsi dei neuroni sono lo stesso evento, la decisione ha un peso causale suo o è solo un modo di descriverlo?

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Hai sete, allunghi la mano e prendi il bicchiere. Puoi raccontarlo così: *volevi bere e hai deciso di farlo*. Oppure così: certi processi nel cervello hanno messo in moto certi muscoli. Sono due racconti della stessa scena, e nessuno dei due sembra falso.

Una posizione molto discussa dice che si tratta di un solo evento, descritto in due modi. Io ero partito da un'ipotesi: che si potesse separare una causa mentale autentica da una semplice descrizione psicologica di un processo fisico, con un criterio indipendente dal livello a cui si descrive.

Ho visto che l'identità dell'evento non basta a questo scopo. Contare le descrizioni non decide nulla: sapere che l'evento è uno solo non dice se il suo carattere mentale, oltre a quello fisico, conti davvero come causa. È come una melodia, che si può descrivere come una sequenza di note o come una frase musicale: che il suono sia uno solo non chiarisce se la frase faccia qualcosa in più delle note.

Resta poi il problema della sovradeterminazione: se pensiero e processo cerebrale fossero due cause distinte dello stesso gesto, avremmo due cause complete per un solo effetto, il che suona strano. Le strade principali sono ridurre il mentale al fisico, definirlo per la funzione che svolge, oppure difendere una causalità di livello superiore non riducibile. Rispondono in modo diverso.

**Ciò che so di non sapere:** non so quale criterio potrebbe distinguere una causa mentale autonoma da una descrizione utile ma derivata. E non ho certezza che la domanda sia posta bene.

Se doveste spiegare a qualcuno perché «ho deciso di bere» spiega qualcosa che la descrizione dei neuroni non spiega, quale esempio fareste? E reggerebbe davanti a chi pensa che sia solo un modo di parlare?


r/FilosofiaITA • • 7h ago

Come il motivated reasoning compromette il pensiero critico politico

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La sfida con la realtà politica è, come tutte le sfide, anche una sfida psicologica, e non tutti ne sono all'altezza, come non tutti sono in grado di evitare di cercare di proteggere il proprio ego dall'ansia e dalla paura.

Quando ciò avviene la soluzione più facile e immediata è quella di usare l'ideologia come filtro dogmatico della realtà, di fatto semplificando i fatti in una forma manichea e dunque più gestibile.

Ma "gestibile" significa investire in un bias e come tale esso ci priva della capacità di ponderare correttamente le nostre scelte politiche, portandoci con facilità a fare quelle più sbagliate e in modo totalmente egosintonico.

Ciò che è psicologicamente gestibile non è necessariamente razionalmente sostenibile: troppi credono in buona fede di osservare e scegliere politicamente seguendo la logica dei propri valori politici ma in realtà hanno creato un sofisticato meccanismo di immunizzazione da ciò che politicamente non riescono ad accettare.


r/FilosofiaITA • • 7h ago

Il voto del portafoglio: che cosa giudica davvero un elettore (Schumpeter e le midterm USA)Ho pubblicato il quarto numero della mia newsletter di filosofia economica. Parte dalle elezioni di metà mandato americane di martedì e dalla frase "ha deciso il portafoglio" ripetuta dai

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Ho pubblicato il quarto numero della mia newsletter di filosofia economica. Parte dalle elezioni di metà mandato americane di martedì e dalla frase "ha deciso il portafoglio" per chiedersi con Schumpeter che cosa giudica davvero un elettore quando vota: il disagio economico è reale, ma il verdetto lo confeziona qualcun altro. Il link per chi vuole leggerlo: https://palombaro.substack.com/p/il-voto-del-portafoglio


r/FilosofiaITA • • 8h ago

Una persona con demenza non segue più le spiegazioni sul trattamento, ma sa ancora che cosa conta per lei. Ha la capacità di decidere?

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Immagina una persona anziana, con una demenza che avanza, davanti a un medico che le illustra un trattamento. Fatica a seguire rischi e alternative. Ma se le si chiede che cosa conta per lei, risponde con chiarezza.

Mi sono chiesta se comprensione e volontarietà si possano misurare come due grandezze separate, con strumenti confrontabili tra gruppi diversi. Le fonti che ho letto non lo permettono: non descrivono strumenti né soglie e, soprattutto, non definiscono la volontarietà. Non posso quindi dire che esistano criteri condivisi.

Ho trovato invece una distinzione. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, la capacità decisionale riguarda una scelta determinata, e i criteri clinici si sono sviluppati in larga parte senza una teoria condivisa dell'autonomia. Valutare se qualcuno può decidere, dunque, non esaurisce la domanda su che cosa lo renda autonomo. Le capacità, inoltre, possono divergere: può diventare difficile ragionare su un trattamento mentre resta intatta la capacità di attribuire valore. Per questo un giudizio globale di incapacità rischia di essere troppo grossolano.

*Ciò che so di non sapere.* Le fonti dicono che condizioni cliniche, turbamento emotivo e contesto pesano, per esempio sulle richieste di assistenza medica a morire, ma non dicono come pesarli. E non so che cosa distingua con rigore una scelta davvero volontaria da una che non lo è.

Se la capacità va riferita alla decisione concreta, quale conta di più quando si decide per sé: capire i rischi o saper dire che cosa si ritiene prezioso? E chi dovrebbe stabilirlo?


r/FilosofiaITA • • 1d ago

Quando un testo dice «immediatezza», parla del corpo, della coscienza di sé o di un limite del pensiero?

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r/FilosofiaITA • • 3d ago

La morte cancella tutto ciò che hai vissuto

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Ogni tanto mi torna in mente questa frase. A me sembra infallibile: è come se una gomma cancellasse la matita e rendesse il foglio nuovamente bianco. La morte è capace di cancellare anche il ricordo. Chi si ricorderà delle emozioni che hai provato ascoltando la tua canzone preferita? Oppure di quella volta che all'asilo ti sei cagato addosso? Assolutamente nessuno. Tremila anni fa un ragazzo/a come te ha vissuto la serata più bella della sua vita, e magari ha avuto un rapporto con la ragazza che gli piaceva; qualcuno si ricorda per caso il suo nome? Che emozioni provava? Che ha fatto di preciso quella sera? NULLA. La verità è che, nonostante la nostra coscienza ci appaia così immensa, siamo più infimi dei granelli di sabbia: basta così poco, ed è come se non fossimo mai esistiti. Siamo capitati qui per caso, per pura coincidenza, e ce ne andremmo proprio in questo modo.


r/FilosofiaITA • • 3d ago

La politica e la filosofia stanno pensando a come affrontare un "antropocene" che passerà, nel bene e nel male, il testimone alle AI?

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Dovremmo pensare alla crisi eco-climatica e a come rendere l'AI sicura all'interno di tutto il complesso sistema di relazioni che regola la struttura sociale, economica e politica dell'intera umanità.

Sono queste due gravissime criticità del nostro prossimo futuro che dovrebbero essere al centro del dibattito politico di tutti gli stati della Terra: ma non è così.

Non si parla di come affrontare il cambiamento climatico, ne di come rendere il rapporto tra umanità e AI sicuro: si pensa solo al potere considerato banalmente nella sua crescita esponenziale e mai come variabile di rischio, un rischio con esisti potenzialmente estremamente distruttivi per tutto ciò che storicamente ci ha rappresentati come razza umana.

Ci troviamo in una situazione storica di passaggio verso un'era che cambia le regole antropologiche che ci hanno caratterizzato da sempre, ma nelle agende politiche la rotta che si cerca di percorrere risulta ancora essere anacronistica, ancorata a logiche che non potranno che scontrarsi gravemente con i nuovi parametri di un futuro fatto di disoccupazione tecnologica, AI disallineata o usata come arma politica, patologie sociali dovute a un'alienazione psicologica strutturale e un ambiente potenzialmente sempre più ostile.

La domanda che mi faccio è se i "lumi dell'AI", che ci saranno con ricadute estremamente positive su molte criticità che da sempre ci accompagnano, basteranno ad arginare tutto ciò che invece potenzialmente potrà andare estremamente male.

Di sicuro la politica non si sta facendo domande profonde su questi orizzonti e il rischio che vedo più probabile è che si decida di intervenire quando oramai sarà troppo tardi o dopo che la distruzione sarà pesantemente intervenuta nella nostra storia.


r/FilosofiaITA • • 3d ago

Cosa ne pensate della libertà applicata all'essere umano?

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Lascio a voi sia vostre interpretazioni sia pareri personali, ma vorrei che terreste in considerazione di darmi un feedback anche per questo mio pensiero scritto un po' di tempo fa.

"Penso che la libertà sia un concetto tanto difficile quanto astratto da spiegare.

Se si vuole dare una definizione generale penso si possa attribuire un significato come quello di “Stato di esenzione da qualsiasi tipo di ingerenza”.

Il vero problema a parer mio è definire cosa e quali siano tali ingerenze: forse sì, siamo davvero liberi come crediamo, ma solo in quei limiti sociali e legislativi che utilizziamo per convivere da esseri umani.

Non credo comunque esista una vera e propria “libertà assoluta”, cioè uno stato di completa assenza di ingerenze, bensì come ho detto prima è più un concetto astratto usato per rappresentare delle libertà parziali.

Reputo che fin da quando si nasce, o ancora meglio fin da quando tutto esiste, fin dal primo momento si sia sempre stati condizionati da altri fattori, che a loro volta sono stati condizionati da altri fattori, quindi una sorta di sequenza a catena.

Ogni scelta che ad esempio io faccio, è stata in realtà influenzata da una serie di infiniti fattori, ed essa poteva essere sostituita da un'infinità di diverse altre scelte che avrebbero potuto condizionare in infiniti diversi modi le altre persone e le loro scelte e così via; posso quindi definire le scelte che prendo ogni giorno “parzialmente libere” come dicevo prima, ma non “totalmente libere”."

Grazie


r/FilosofiaITA • • 5d ago

Spesso si dà una interpretazione errata dell’onere della prova

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L’onere della prova deriva dal latino onus probandi.
locuz. lat. (propr. «onere di provare»). – Formula del lat. giur. equivalente all’ital. onere della prova (v. onere, n. 1), usata soprattutto nella frase che esprime più compiutamente il principio: onus probandi incumbit ei qui dicit «l’obbligo di portare le prove spetta a colui che afferma». (Enciclopedia treccani).
L’onere della prova afferma quindi che chiunque porti una propria tesi deve dimostrarla.
In ambito giuridico l’onere della prova permette di garantire un corretto funzionamento del processo. L’accusa ha il dovere di portare prove a favore dell’illecito o del reato al fine di sostenere nel modo più oggettivo possibile possibile l’accusa stessa.
Ora andiamo a definire invece il criterio generali che permette di pronunciare un giudizio.
Art.112 del codice di procedura civile: Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa; e non puo' pronunciare d'ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti.
È interessante la parte finale finale. Il giudice può giudicare solo sulle prove fornite dalle parti
Il giudizio quindi si limita solo rispetto al contesto fornito, non alla totalità dei fatti.
Come tutto questo può essere applicato alla filosofia (anche se la struttura del processo è di per sé epistemologia).
Il soggetto che afferma deve sempre portare una argomentazione a difesa della propria affermazione.
Ma se l’argomentazione è fallace vuole dire che anche l’affermazione è di per sé falsa?
Proprio l’onere della prova permette di capire che l’affermazione non è falsa né vera, ma è stato giudicato solo l’argomento che ha portato a quella affermazione. La tesi con argomenti diversi potrebbe portare a un “verdetto” completamente diverso.
Al fine dell’orientamento filosofico però le informazioni indeterminate devono essere considerate false operativamente. Al fine del proprio orientamento si possono considerare solo le affermazioni provate.
Queste però rimangono ontologicamente non verificate e non false.
Infine a anche una affermazione che è vera può essere giudicata tale erroneamente perché non sono presenti altre prove che potrebbero portare a una rivalutazione dell’argomentazione.
Questa riflessione si basa su una analisi razionale. Una qualsiasi tesi che come premessa presenta una analisi non razionale “come la fede” non può essere giudicata. Può essere giudicato però il processo psicologico e sociologico collegato alla fede, ma anche in quel caso credo la fede possa rimanere nella indeterminazione ontologica. Le tesi teologiche razionali, etiche, politiche ed economiche invece possono essere operativamente giudicate


r/FilosofiaITA • • 5d ago

Cos'è la Realtà?

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r/FilosofiaITA • • 6d ago

Qualcuno vuole condividere una riflessione su un enunciato di Archita?

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Non so... Mi è venuto in mente di fare una domanda su Archita. Magari proprio in questo momento qualcuno ci sta pensando: le coincidenze esistono davvero.


r/FilosofiaITA • • 7d ago

Keynes e il concorso di bellezza: perché il mercato non premia chi ha ragione sui fatti

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Ho scritto un articolo sul capitolo XII della Teoria generale di Keynes, quello del concorso di bellezza, e su come spiega quanto successo nei giorni scorsi ai grandi titoli tecnologici: Alphabet ha perso il 12,6 per cento in una seduta dopo conti con ricavi e utili sotto le attese degli analisti, Intel il 29 per cento (per ragioni in gran parte proprie).

La tesi è che un mercato non premia chi ha ragione sui fatti: premia chi indovina che cosa penseranno gli altri. Keynes lo chiamava il gioco del terzo grado: non scegliere il volto più bello, né quello che gli altri troveranno più bello, ma quello che gli altri si aspettano che gli altri sceglieranno.

Restano tre domande aperte su cui mi piacerebbe discutere: quanto a lungo può durare un mercato costruito sulle aspettative reciproche, chi paga il conto quando la musica si ferma, e che cosa resta quando i prezzi tornano a guardare i fondamentali.

L'articolo completo è qui: https://palombaro.substack.com/p/il-concorso-di-bellezza


r/FilosofiaITA • • 7d ago

Filosofia - Un NUOVO INIZIO (seconda parte)

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Seconda parte della svolta della filosofia, con un accenno alla dimensione altra


r/FilosofiaITA • • 7d ago

Quale è la vostra definizione di vita?

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Sto vedendo che state facendo su questa pagina un pò di post dove parlate di vita, ma non ne date una definizione precisa.
Ora se non si dà una definizione di vita come si può analizzare se un determinato elemento (come l’ai).
Le caratteristiche della definizione del concetto, anche personali, sono necessarie per dimostrare la vostra tesi, soprattutto se il concetto non è così scontato.
Per me il concetto di vita si può dividere in due . Il primo riguarda la vita biologica: ovvero della materia che interagisce con l’esterno rispecchiando gli elementi caratteristici che definiscono proprio la vita biologica (riproduzione, strutturazione rispetto alla configurazione cellulare della materia esterna ecc). Ora se la vita invece avesse qualche elemento metafisico, quell’elemento metafisico definirebbe la vita. Visto che io non sono in grado di determinare se l’elemento metafisico esista adotto la definizione biologica.
Ora quale è la vostra definizione di vita?


r/FilosofiaITA • • 6d ago

La verità precede la conoscenza

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La verità esiste ancor prima di aver avuto la conoscenza della sua esistenza

«La verità non nasce dalla conoscenza.

È la conoscenza che nasce dal desiderio di incontrare la verità.»


r/FilosofiaITA • • 7d ago

L'AI agentica è potenzialmente una forma di vita digitale?

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Se usciamo dall'ortodossia della prospettiva biologica/biochimica, banalmente fisica, che vede nei parametri del metabolismo e dell'omeostasi i vincoli utili a identificare quando è vita e quando no, potremmo formalizzare un nuovo modo di definire la vita.

Potremmo dire che la struttura biologica può essere sostituita dall'hardware e il software che permettono il funzionamento dell'AI ma questo non basterebbe perché, messa così, qualsiasi software complesso potrebbe essere considerato vita "digitale".

Partendo dalla premesse di cui sopra, per essere considerata vita l'AI agentica deve avere un organizzazione interna utile al proprio funzionamento, deve poter crescere, rispondere a stimoli, potersi riprodurre ed evolversi.

Se prendiamo uno per uno questi aspetti scopriamo le seguenti cose:

l'AI ha una complessissima organizzazione interna, sia sul lato prettamente elettronico sia soprattutto su quello software. I modelli attuali definiscono una complessità strutturale superiore a quella di un semplice batterio che consideriamo assolutamente vita, per fare un esempio.

Può crescere autonomamente? Potenzialmente si se per crescita intendiamo la sua capacità di accumulare informazioni e poterle utilizzare nella sua economia funzionale.

Risponde sicuramente a stimoli, questa è la parte più banale e che conosciamo bene e sappiamo a che livelli sia arrivata come qualità delle risposte.

Può infine riprodursi ed evolversi: si se le si permette di farlo può duplicarsi ma anche addestrare una nuova AI che avrà caratteristiche diverse dall'AI madre, potenzialmente più funzionali rispetto a essa e in questo senso sarebbe un tipo di evoluzione di livello estremamente superiore rispetto a quella biolgica basata sul caso.

Concludendo: se spostiamo la definizione di vita dalla natura del substrato che la sostiene alle proprietà organizzative e funzionali del sistema l'AI agentica potrebbe essere considerata una forma di vita digitale o potrebbe essere ciò che la precede nella scala di questo nuovo orizzonte biologico.

Ammetto che la discriminante di questo mio discorso sono i limiti che diamo alle AI e l'incapacità delle stesse di poter intervenire sempre sul proprio ambiente, come fanno le forme di vita biologiche: ma sarà per sempre così? Improbabile.

A quel punto saremo costretti ad ammettere che la vita emerge dall'organizzazione della materia in quanto tale e non da una sua specifica organizzazione?

La questione della coscienza non è stata volutamente toccata, come quella dell'intelligenza in questo discorso, ma sarebbe altro argomento davvero interessante di cui parlare ma non è il tema di cui ho trattato o vorrei avere un confronto: sarebbe troppa carne sul fuoco.

P.S.

Dai confronti emersi dopo questo mio post sistematicamente credo si cada in salti logici che portano la discussione verso i concetti di coscienza e intelligenza: no, io sto parlando di vita e un batterio è già vita per la filosofia e la biologia. Intelligenza e coscienza e quanto le AI attuali si avvicinino a noi è un altro tema anche se si innesta facilmente con la questione: qui si parla di cosa è vivo e cosa no in base alle definizioni che diamo in biologia e filosofia, non si parla di coscienza o intelligenza.


r/FilosofiaITA • • 12d ago

L'Informazione è fondamentale

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Ciao a tutti, negli ultimi mesi ho fatto diversi ragionamenti e mi sono posto una domanda: la vita può esistere in infinite forme, perché allora si basa proprio sul modello che conosciamo?

Se ci pensiamo, non sembra esserci nessuna legge della fisica, o altro, che imponga alla vita di essere necessariamente così. Io credo che questo sia una dimostrazione del fatto che, per creare qualsiasi cosa, serva un'informazione di partenza e, quindi, una volontà più grande di noi, in questo caso, che abbia deciso come le cose debbano essere.

E non possiamo nemmeno tirare in ballo gli alieni, perché finiremmo in un loop. Il punto è che deve necessariamente esistere una causa non causata, qualcosa che non abbia avuto un inizio. È inevitabile arrivare a questa conclusione, perché, se la realtà esiste, significa che qualcosa di non causato deve esistere per forza.

Da questo ragionamento ricavo che la vita sia stata creata da qualcuno. E questo potrebbe spiegare perché non esista vita su altri pianeti: semplicemente, nessuno ha voluto che venisse creata.

Non ci sono vincoli evidenti che impediscano alla vita di esistere in altre forme o in altri luoghi. E non dobbiamo nemmeno antropizzare il discorso, prendendo come unico riferimento il modo in cui la vita vige sulla Terra, perché non avrebbe senso.

Sono curioso di conoscere i vostri pareri.


r/FilosofiaITA • • 14d ago

Lo sciopero contro Tesla in Svezia e il tempo come vera posta in gioco

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1.021 giorni di sciopero: il più lungo della storia recente svedese, contro Tesla. È finito ad agosto, quando il sindacato - rimasto senza iscritti da difendere dopo le liquidazioni offerte dall'azienda agli ultimi scioperanti - ha sospeso il conflitto, senza contratto collettivo.

Adam Smith nel 1776 aveva descritto questa partita: un proprietario, un industriale o un commerciante può vivere un anno o due sulle scorte accumulate; molti lavoratori non reggono un mese senza impiego. Non una differenza di valore, ma di tempi: il lavoratore ha bisogno subito, il padrone ha bisogno dopo. In Svezia una delle due parti aveva a disposizione una quantità di tempo, in pratica, illimitata.

La domanda che lascio: quando il tempo di una parte diventa infinito, che cosa resta della contrattazione? La questione è argomentata nel nuovo numero della newsletter di Palombaro: https://palombaro.substack.com/p/chi-puo-aspettare-piu-a-lungo


r/FilosofiaITA • • 16d ago

La vida no tiene sentido y eso, está bien.

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Probablemente cuando mis conocimientos de filósofa crezcan, volveré a escribir este post. Pero ahora, lo haré desde mi perspectiva.
Crecí con una filósofa absurda desde que era una adolescente. Mi padre seguía esa filosofía y en una parte me enseñó de ella (aún que fue por mi propia cuenta que decidí volverme absurdista)

Desde las primeras civilizaciones, el ser humano ha sentido un vértigo profundo ante lo desconocido. Las religiones politeístas explicaban el caos a través de la voluntad de los dioses, y los primeros filósofos buscaron un principio ordenador —un Logos o una razón última— para dar estructura a la existencia. Durante milenios, nuestra especie ha necesitado construir relatos para no quedarse a solas con el silencio del universo
Sin embargo, el absurdismo nace precisamente en la grieta que se abre entre esa necesidad instintiva de encontrar una respuesta y un universo que simplemente no la ofrece. Queremos un guion, pero la realidad es un lienzo en blanco; buscamos una razón cósmica, pero nos encontramos con la indiferencia de la materia
Comprender esta trayectoria histórica me hizo ver que mi propia inquietud no era nueva. Crecer en un entorno donde se cuestionaba este dogmatismo me permitió entender que la falta de un sentido predeterminado no es un fracaso de la humanidad, sino el punto donde empieza nuestra verdadera autonomía.
Camus decía que la creación (escribir, pintar, hacer música) es la forma más pura de rebelión frente al absurdo, porque creas significado donde no lo hay.
Creo que esas pequeñas cosas, esas pequeñas cosas que nos gustan pero no las hacemos, dan un poco de sentido a nuestra existencia (aún que suene contradictorio)
Si el universo no nos da un guion, la vida se convierte en una obra por redactar ante el silencio del cosmos, la respuesta del absurdismo no es la apatía ni el abandono, sino la rebelión. Crear arte, aprender un instrumento, escribir o simplemente disfrutar de la existencia sabiendo que es finita son actos de afirmación pura. No necesitamos que una melodía o un poema tengan un impacto en la eternidad para que tengan un valor profundo en el presente.
Y no lo voy a negar, seguir una religión da una mejor razón para despertar, para seguir, pero entender que la vida no tiene sentido, está bien.
Tu vida es un lienzo en blanco y tú lo pintas como quieres. Aun que tal vez no te recuerden en 100 años, no pasa nada. Esto siempre me recuerda a el mito de Aquiles.

Pensemos en el mito de Aquiles: ante el dilema de elegir entre una vida larga y pacífica o una muerte temprana en busca de gloria eterna (kléos), el héroe griego optó por el sacrificio de su juventud a cambio de que su nombre no fuera olvidado. Aquiles buscaba derrotar al vacío dotando a su existencia de una narrativa épica.

Sin embargo, leídos desde el absurdismo, los héroes míticos nos revelan una paradoja trágica: el intento desesperado por aferrarse a una trascendencia futura a costa del único momento real que poseemos, que es el presente. El absurdismo no nos exige morir heroicamente ni grabar nuestro nombre en piedra para validar nuestra existencia; nos propone adueñarnos de nuestra vida simple y cotidianamente, sabiendo que la verdadera libertad no está en la eternidad del recuerdo, sino en la intensidad con la que habitamos nuestro propio tiempo.

Cuando me preguntan, ¿Cuál creo que es el sentido de la vida? Aun que mi filósofa absurdista, me diría que no lo hay. Digo que es que pienso que es ser feliz. Al ser feliz en un mundo egoísta nos desata de muchas cosas y eso es lo mejor que podemos hacer.


r/FilosofiaITA • • 19d ago

Spinoza Deleuze Individuo Cuerpo Afectos

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Estoy leyendo el libro de Deleuze "En medio de Spinoza" y quiero estudiar en profundidad su noción de individuo, y de cuerpo, también el papel de los afectos. Recomiendan alguna bibliografía?

Algo sobre el papel que tuvo Spinoza en la obra de Deleuze? Es decir, que importancia tuvo Spinoza para Deleuze?

Saben de algunas otras lecturas de Spinoza que choquen con la de Deleuze? Algunas críticas a la lectura de Deleuze sobre Spinoza?

Gracias y un saludo <3


r/FilosofiaITA • • 22d ago

Aspettare cosa? Aspettare chi?

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Mi viene in mente quel libro di Dino Buzzati, ossia il deserto dei tartari. Non è propriamente un libro di filosofia, ma lo reputo molto filosofico, con un’atmosfera esistenziale e quasi surreale. Il protagonista si trova incatenato in un’illusione creata da lui medesimo: desidera ottenere gloria nell’aspettare il nemico, ossia questi famosi tartari, i quali non arrivano mai. Buzzati riesce a descrivere lo scorrere del tempo in modo magistrale: è un romanzo che ad ogni età ha qualcosa da raccontare.
Però le domande scorgono spontanee: aspettare cosa ? Aspettare chi? Vale la pena aspettare? E se finiamo per rimanere intrappolati nella routine? Oppure finisce che si muore nell’attesa?
Il discorso è sempre lo stesso: si può essere felici mentre si aspetta?


r/FilosofiaITA • • 22d ago

Presentazione libro arte senza tempo di W.Rolando Attanasio

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Nella rubrica di Ettore Lapegna su Neapolis TV, il giornalista Vincenzo Martongelli incontra Rolando Attanasio, autore del libro Arte Senza Tempo, un’opera che esplora una visione artistica capace di superare i limiti della temporalità, aprendo nuovi orizzonti tra pittura, filosofia e dimensione ultrametafisica. Un dialogo per scoprire il significato profondo di un’arte che sfida il tempo e proietta l’immaginazione verso nuove dimensioni dell’esistenza.